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  • Giulia Giacco

Interpretariato Telefonico: come affrontarlo?

Aggiornato il: nov 2

L'interpretariato telefonico (IT) è un servizio d’interpretariato consecutivo svolto a distanza attraverso un apparecchio telefonico. In questo articolo, dopo una breve introduzione, prenderò spunto dalla mia tesi per la Laurea Magistrale e vi spiegherò un esperimento condotto da me con questa tecnica che ha cercato di capire quali strategie un interprete deve adottare durante un IT.



STORIA L’IT fa la sua prima apparizione nel 1973 in Australia, da sempre terra di migranti. Di fronte a ondate migratorie di proporzioni mai viste prima, il Dipartimento dell'Immigrazione rispose istituendo Emergency Telephone Interpreting, il primo servizio d’IT disponibile per i servizi pubblici a costo zero, attivo 24h, in otto lingue. L’esempio australiano fu seguito dagli Stati Uniti, dove nel 1981 venne fondata la AT&T Language Line, un’azienda privata ancora oggi leader del mercato statunitense. Fu fondata da un giovane poliziotto californiano, inizialmente come organizzazione no-profit per aiutare a superare le barriere linguistiche che incontrava quotidianamente nel suo lavoro.

Negli anni ’90 iniziarono a nascere molte altre aziende d’interpretariato, in particolare sul territorio statunitense, grazie all’abbassamento dei prezzi per le chiamate a lunga distanza, la comparsa dei numeri verdi e le costanti ondate migratorie.


La domanda d’IT iniziava la sua crescita esponenziale e divenne non più solo un servizio legato all’emergenza ma, almeno negli Stati Uniti, il mercato dell’IT si espanse a tutti i servizi pubblici.




QUANDO SI USA?

Con l’aiuto di una tabella (ideata dall’associazione svizzera Interpret) cerchiamo di capire in maniera agile e intuitiva in quali casi sia necessario ricorrere a un interprete in presenza e quando invece ricorrere al metodo telefonico:







Possiamo affermare che l’IT trova la sua utilità maggiore nei servizi ai cittadini, in particolare nell’ambito del Community Interpreting, una tipologia d’interpretariato presente laddove convivono migranti con poca o nulla conoscenza della lingua autoctona e per questo incontrano difficoltà nell’accedere ai servizi pubblici come ospedali, tribunali, questure, scuole, alloggi comunali e servizi sociali.


L’ESPERIMENTO – Per costruire uno studio empirico ho organizzato un esperimento con studenti volontari del corso di laurea in Traduzione Specialistica e Interpretariato (LM94) dell’Università degli Studi di Genova. L’esperimento prevedeva una prova di consecutiva in IT, audio registrata, e un questionario di valutazione somministrato agli stessi soggetti al termine della prova. L’oggetto della conversazione interpretata era un dialogo di ambito medico.

Vi risparmierò tutta la parte centrale della mia tesi di analisi dei vari interpretariati e vi traghetterò subito alle conclusioni (ma in caso foste interessati potete leggerla integralmente qui).


Innanzitutto, Kelly (2007) delinea un simpatico profilo dell’interprete telefonico ideale: se dovessimo pensare agli interpreti come ad autisti, l’interprete di conferenza sarebbe alla guida di una limousine, dato che i suoi clienti hanno generalmente un ruolo importante nella società e hanno accesso a risorse economiche più ampie. Chi lavora nel Community Interpreting rappresenterebbe, invece, l’autista di mezzi pubblici perché è probabile che abbia a che fare con esponenti dei vari e diversi livelli della società, anche con coloro che dispongono di risorse limitate. Potremmo trovare, infine, l’interprete telefonico al volante di un’ambulanza, un autobus turistico, un trattore, un furgone per le consegne, un tir, nell’arco della stessa giornata. Da questo esempio si evince che una caratteristica fondamentale di un bravo interprete telefonico è la versatilità perché nell’arco di una giornata egli può ricevere chiamate da, potenzialmente, ogni settore esistente nel mercato.


QUALI STRATEGIE ADOTTARE?

Alla luce dell’esperimento svolto vi presento le strategie che ho individuato per migliorare la comunicazione in un IT:


- All’inizio è prassi presentarsi all’interlocutore che necessita di traduzione (un semplice “Salve, mi chiamo Giulia e sono la sua interprete di spagnolo”) e richiedere informazioni sul contesto nel quale si andrà a interpretare;

- Se gli utenti non fossero soliti lavorare con l’IT, l’interprete dovrebbe preoccuparsi di formare le parti sul comportamento da seguire per garantire una comunicazione chiara e ordinata: in primo luogo dovrebbe stabilire dei turni di parola, con una lunghezza massima e contenenti una sola domanda per turno. È importante ricordare di non interrompere mai l’interprete durante un suo intervento e di utilizzare preferibilmente frasi brevi;

- Si può suggerire agli utenti di rivolgersi direttamente al loro interlocutore principale, eliminando le diverse varianti di “può dirle che…” con le quali ci si rivolge invece all’interprete, così da far scorrere la conversazione più fluidamente;

- L’eterno dilemma: usare la I o la III persona? È una questione spinosa perché la maggioranza della letteratura indica la I, come in un interpretariato faccia a faccia, mentre i soggetti del mio esperimento (e una minoranza della letteratura) hanno preferito la III. La I persona, senza contatto visivo potrebbe creare problemi a chi è nuovo in IT, interpreti e interlocutori, che all’inizio trovano difficile gestire i turni di parola. Se essi sono rispettati, la comunicazione in I persona è preferibile. Altrimenti consiglio di usare la III se alle prime armi, per evitare confusione;

- Il ruolo dell’interprete: dati i contesti difficili in cui un interprete telefonico può ritrovarsi, succede che spesso egli si trovi a dover abbandonare la presunta neutralità richiesta dal suo codice deontologico per svolgere il ruolo di filtro, attraverso il quale le notizie brusche si ammorbidiscono e, in alcuni casi, l’interprete può addirittura ritrovarsi a dover tranquillizzare e rassicurare l’interlocutore al posto del professionista di turno (si pensi in particolare ai contesti medici).


C’È ALTRO DA SAPERE?


Capire la differenza fra IT e interpretariato sul posto è fondamentale per il successo di una mediazione, ed è importante che i committenti pensino alle esigenze di ogni incontro piuttosto che all’abbattimento dei costi. Mi spiego meglio usando le parole di Lourdes De Rioja, interprete al Parlamento Europeo, che esprime così le sue preoccupazioni:


L’IT è più economica di un interpretariato faccia a faccia, dato che gli interpreti lavorano spesso da casa ed eliminano, quindi, i costi relativi a viaggi o tempi d’attesa. Questa è una delle ragioni per la quale molti ricercatori, studiosi e interpreti hanno espresso timore sulla possibilità che l’IT sia utilizzata in occasioni in cui un interpretariato sul posto sarebbe molto più appropriato e pare che vi sia ragione di preoccuparsi: sembra che gli interessi finanziari occupino sempre e comunque il primo posto, specialmente in tempi di crisi economica, mentre la qualità venga messa da parte. Ciononostante, dovremmo chiederci se queste preoccupazioni siano ragioni sufficienti per screditare l’interpretariato a distanza e l’IT in particolare”.


Vi segnalo il primo progetto italiano focalizzato solamente sull’interpretazione a distanza: si chiama Veasyt, è stato fondato a Venezia e offre anche rese in lingua dei segni. (Per maggiori info: www.veasyt.com)


Se l’argomento vi ha interessato e desiderate saperne di più, potete trovare la mia tesi completa a questo link. Per relativa bibliografia e sitografia chiedere all'autrice di questo articolo.





NOTE: Questo articolo è stato scritto per PaP - Parola ai Professionisti, il network di traduttori/interpreti di cui faccio parte, ed è stato pubblicato il 17 marzo 2019.



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